Analisi del marching Italiano 2013

Come avviene ogni anno al termine della stagione, marchingband.it si "concede una licenza di critica", uscendo dal prevalente standard di cronaca, per esprimere delle considerazioni. Sempre e comunque nel rispetto e a sostegno di tutti.
Tali considerazioni, partendo dalla "fotografia" della situazione attuale in ambito nazionale, si inoltrano verso gli eventuali scenari che in futuro potrebbero crearsi, per dare continuità ed un rinnovato impulso al movimento marching Italiano, a 10 anni dalla sua nascita.

Cari appassionati lettori, vi invitiamo a leggerlo (è un po' lungo ma vi sono comunque interessanti elementi di stimolo) e a farci avere i vostri commenti, sia sul sito che sulla pagina facebook.

Buona Lettura e ..... w le marching band italiane con tutti i suoi protagonisti!

 

ANALISI DEL MARCHING ITALIANO 2013

In questo documento viene analizzato lo stato dell’arte del movimento marching italiano al decimo anno di vita: vedremo l’importanza del ruolo associativo che rappresenta la IMSB; analizzeremo la parte rappresentata dai drum corps e cercheremo di ipotizzare quali possibili strategie possano essere applicate per favorire lo sviluppo dei gruppi aumentando l’esposizione verso l’estero.

Quest’analisi non tiene conto dei gruppi che praticano il marching senza tuttavia partecipare a competizioni od associazioni, restando prevalentemente posizionati attorno alla loro realtà locale.

Un’associazione per chi inizia e per chi vuole crescere

Sappiamo che in questo decennio si è affermato il ruolo della IMSB come l’associazione ufficiale del mondo marching italiano: tramite il nostro libro appena pubblicato si può ripercorrere la sua storia fin nei minimi dettagli, invece qui ci dedicheremo a vedere oggi come si presenta l’associazione.
Spingendo sempre di più sullo spirito associativo, ha saputo stimolare i gruppi associati in modo che essi strutturino le proprie attività e i ruoli in modo efficiente: una marching band è come una macchina complessa formata da tanti ingranaggi che devono combaciare e girare tutti alla massima velocità, affinchè la macchina viaggi in modo efficiente. Il tavolo tecnico della IMSB lo sa e quindi aiuta le marching band ad andare verso quella direzione di sviluppo.
Un’altro caposaldo associativo è quello di dare la possibilità di ricevere la formazione tecnico-strategica adeguata. Dieci anni fa un gruppo doveva cercarsi la formazione da solo, non di rado oltre oceano, investendo soldi, risorse e tempo: tuttavia non sempre la formazione era adeguata al livello da principiante in cui si trovavano la maggior parte dei gruppi. IMSB oggi è in grado di fornire istruttori e corsi ad hoc, il tutto finalizzato alla costruzione di questa macchina efficiente che tutti vorrebbero diventare.
Un terzo punto di forza sono i contest/eventi che ogni anno vengono organizzati: uno specifico dedicato agli auxiliary (Color Guard and Percussions) e uno dedicato alla parata free style, che si traduce in performances di mini-drill. Questi due eventi permettono il confronto, vero elemento di crescita, ed esiste anche una parte di giudizio (nella parata FS) che funge da feedback del lavoro svolto. In questa fase i punteggi che i giudici assegnano sono strutturati in modo tale da favorire le componenti tecniche, suono e marcia (visual), e non dare troppo peso al general effect, che troppo spesso viene considerato dal pubblico l’unico indicatore di giudizio. Non di rado si vedono drill show dove il GE è impressionante.. ma il suono (e le percussioni) non è pulito e curato e la marcia (o la danza delle CG) non è omogenea e uniforme.
Un quarto punto di forza è lo spirito associativo, amichevole e di condivisione che ci si sforza, con successo, di conservare: non è facile mettere tutti i gruppi a confronto, per il semplice motivo che troppo spesso il confronto viene esasperato e finisce col diventare rivalità, distruggendo tutti i capisaldi di fair play e friendships che la tradizione marching vorrebbe. E’ successo in passato, e può continuare a succedere ancora: sta alla maturità dei management delle bande non permettere che queste pericolose derive si facciano strada.

Concludendo questa parte, per i motivi appena analizzati il lavoro posto in essere dalla IMSB ci sembra degno di plauso e di sostegno, in quanto totalmente orientato alla crescita di un movimento a largo respiro. Parlando di crescita, un movimento marching si costruisce in 15-20 anni, poste le basi adeguate: questo è il pensiero dei colleghi del nord europa, intervistati nelle occasioni in cui sono venuti a farci visita gli anni scorsi. DCUK,DCN,....... sono associazioni che esistono da decine di anni,e se non lo sanno loro come si costruisce un movimento...

Noi pertanto crediamo che IMSB e tutti i gruppi iscritti debbano sforzarsi di lavorare sempre in modo coerente e neutrale per il movimento intero.

 

I drum corps italiani

Ad oggi si contano ufficialmente tre drum corps: Besana,Millennium e Mosson. Millennium e Besana si esprimono su buoni livelli già da diversi anni, Mosson ha iniziato da poco il suo percorso.  Un numero così basso di gruppi si lega al fatto che non esiste una tradizione italiana dei drum corps ne alcuna organizzazioneassociazione che si occupi del movimento, conseguentemente scambi ed interazioni tra di essi sono piuttosto ridotti: ogni gruppo si gestisce autonomamente curando in proprio tutta la pianificazione e la realizzazione della stagione.
Come tutti sanno il Drum Corps è orientato alla competizione, è quindi implicito che lo scopo della stagione sia quello di misurarsi con gli altri drum corps: le finali del campionato DCE in questo senso rappresentano il punto di arrivo di un anno di lavoro.
L’idea che sta dietro al concetto di stagione è che un gruppo dovrebbe aver partecipato ad alcuni contest durante la stagione, in questo modo i giudici avrebbero già valutato il gruppo e diventerebbe quindi più facile per i gruppi stessi valutare se c’è stata crescita, in che modo, ed individuare le strategie opportune di correzione.
Purtroppo l’Europa è talmente vasta che i contest del DCE, localizzati tutti nel nord, risultano lontani da raggiungere per le italiane e la spesa logistica è proibitiva: andare quattro volte in quattro mesi a fare contest in UK, NL, GER risulterebbe impraticabile per un gruppo italiano che si sostiene economicamente da solo.
Questa situazione conduce al giorno della finale a Kerkrade dove i nostri gruppi arrivano, fanno lo show davanti a giudici che li vedono per la prima volta, ricevono i referti e il giorno dopo tornano a casa con il feedback dell’intera stagione sulla base di un’unica performance. Quest’ultimo punto non è da sottovalutare: se un giudice vede uno show per la prima volta, come possiamo assicurarci che possa notare tutti gli aspetti complessi che ne fanno parte? Come può un giudice capire le strategie di uno show, dalla storyline all’uso degli auxiliary, alla scelta della musica e dei sets, quando vede tutto una volta sola invece che tre-quattro volte nel corso dei mesi?
Per tutto quanto detto sopra concludiamo che la mancanza di una stagione di contests rappresenta per i nostri DC un forte penalizzazione.  Il DCE per favorire la nascita di un sistema di miglioramento continuo basato sui contests ha creato gli European Music Games, tuttavia in Italia nonvi sono ancora previsti appuntamenti a calendario.

Detto questo siamo ben consapevoli che organizzare dei contest certificati dal DCE comporti dei costi e un’assunzione di responsabilità non indifferente in un territorio come il nostro, dove ogni DC agisce in modo autonomo.
In uno scenario così descritto, una prima soluzione a questa empasse strutturale potrebbe essere che qualcuno si metta in prima linea e faccia da endorser dei DC italiani, magari organizzando ogni anno un’edizione italiana degli European Music Games. Tuttavia, nello scenario politico-socio-economico in cui versa ora l’Italia, un impegno del genere ci sembra davvero improbabile quanto arduo da sostenere da chichessìa.

Una seconda soluzione potrebbe essere quella di andare alla ricerca di un’unità di intenti, dove tutti i gruppi italiani, marching bands e drum corps, si presentino all’Europa come un unico e forte movimento ben coeso. Tutti uniti, i gruppi italiani così facendo formerebbero una massa critica che potrebbe anche avere una certa importanza a livello di dialogo, strategie e quant’altro. Si potrebbe ipotizzare, ad esempio, che un anno sia l’Italia ad ospitare la finale del DCE oppure un contest degli European Music Games. 
Si immagini quanti benefici ci sarebbero nell’avere in Europa un interlocutore che rappresenta fino ad una decina di gruppi italiani.

Conclusione

Questa possibilità non è così improbabile come sembrerebbe a prima vista: nei primi anni del marching italiano, durante il mondiale WAMSB l’Italia era presente con tutti i gruppi, da quelli appena nati a quelli già maturi. Eravamo tanti e uniti. In seguito da IMSB sono usciti diversi gruppi, diventati poi DC che proseguono in solitaria o sono restati marching band senza più far parlare di sè (intendiamo sempre a livello di movimento).
Secondo noi, oggi come oggi è possibile rappresentare un unico movimento: dieci anni di marching alle spalle ci fanno capire che è importante costruire e innovare, e che farlo insieme è più facile: se si sceglie di camminare da soli, dove si va, anno dopo anno?
I nostri amici marching europei lo hanno capito e lo stanno facendo. Un circuito va alimentato con strumenti di confronto, va sostenuto con tavoli tecnici: tutte queste cose le abbiamo anche in Italia grazie al lavoro di IMSB.
Secondo voi sono maturi i tempi per aprire un tavolo di discussione tra IMSB e Drum Corps Italiani dove iniziare a parlare di queste strategie? Noi pensiamo di si: il movimento italiano non possiede i volumi di interesse e di soldi del DCI e del BOA, ogni gruppo deve sostenersi da solo e sopravvivere ai cambiamenti di generazione. Sappiamo tutti quanto sia difficile farlo per sè stessi, per questo motivo abbiamo bisogno di affidarci ad una leadership che persegua obiettivi comuni per tutti.
Quello che desideriamo è vedere un’apertura da parte delle dirigenze e una disponibilità a rinunciare ai personalismi e alle divergenze di visione, accettando di condividere un cammino comune. Abbiamo sempre sostenuto l’importanza dell’identità di ognuno: essa deve essere rispettata e preservata, e questo, secondo noi, è possibile farlo.

L’importante è che al primo posto non vi sia il nome di qualcuno, ma la longevità di tutti.

In fin dei conti, è poi così brutto pensare di non marciare per sè stessi, ma per il movimento italiano intero? Ai mondiali WAMSB del 2003, quando un’italiana in campo si esibiva, c’erano centinaia di marching player italiani che facevano il tifo per lei.
A noi piacerebbe che tornasse quello spirito di solidarietà e fair play che ha lasciato un’eredità che ancora oggi perdura.